Tu sei qui

Invisibili paralleli

Editore: 
Edizioni del Faro
Luogo di edizione: 
Trento
Anno: 
2025


Recensione: 

Lilli Grigolli in questo suo nuovo libro concatena in modo armonico storie di alcuni giovani che migrano, risposte delle istituzioni all'immigrazione e realtà di volontariato nella Trento in cui vive, richieste ben motivate alla politica innanzitutto locale. Prende le mosse da ciò che conosce da vicino: "Chi sono i ragazzi che incrocio ai corsi di italiano per stranieri? come sono arrivati fin qui? e ora dove e come vivono?" Con molti di loro parla, e soprattutto ascolta, vedendo cose che ai più sfuggono. Vede una seconda città dove non si gode all'aria aperta delle opere di architetti famosi, ma si vive nascosti nei sotterranei, senza dirlo o rivelarlo, meno che mai alla famiglia lontana. Sono le immagini di Trento che conosciamo anche da I disconosciuti. Lilli Grigolli vede innanzitutto vite coraggiose, giovani che cercano la propria strada, una vita migliore, a volte affascinati dall'opulenza della nostra società vista nei media. All'arrivo non hanno trovato quanto speravano. "Sono arrivato a Trento e mi sono sentito arrivato e poi ho capito: no, non è ancora finita. Ancora devo abitare in strada, devo dormire in strada." Alcuni si perdono, non riescono a reagire alla delusione, vite distrutte; altri inseguono tenacemente i loro sogni. La scrittrice mette il dito sulla piaga subito: LIBERTÀ DI VIAGGIARE è il primo capitolo. I giovani marocchini con cui parla non potevano venire in modo legale. Alcuni hanno affrontato l'ormai famosa e terribile rotta balcanica, hanno ripetuto anche 15 volte le tappe del "Game", quel gioco per cui se sei bloccato ritorni alla casella precedente. Ce ne dà alcuni "assaggi": i tentativi, gli espedienti, i morti e i feriti, i compagni persi e ritrovati, i poliziotti che picchiano, lasciano nudi, umiliano inutilmente, la generosità di sconosciuti e la crudeltà di altri. La fatica del viaggio quando si resta soli, il cammino che massacra i piedi quando ti hanno preso le scarpe e hai solo i calzini o sei scalzo. "Piedi e scarpe sono i protagonisti della rotta" Non a caso nella Piazza del Mondo di Trieste hanno cominciato a occuparsi dei migranti curando loro i piedi. Un gesto di amore, dice Lorena Fornasir, "amore come atto politico fatto di riconoscimento dell'altro. Questo è il primo gesto di civiltà verso i figli che altre madri ci hanno consegnato per continuare a restituirgli vita e speranza." Ritorna spesso nel libro questo pensiero: "È inevitabile che io li veda tutti nell'età dei miei figli. Noi saremo anche troppo presenti come genitori. Ma qua ci sono ragazzi soli, soli, soli, alla prova con la sopravvivenza. È inevitabile pensarli come figli, come figli altri che madri del mondo un pochettino ci affidano."

A Trento la rete di volontari che si occupa di migranti è molto estesa ed attiva. Esiste anche un centro, unico nel suo genere in Italia, il Cinformi, un ufficio provinciale diventato punto di riferimento per l'immigrazione e l'accoglienza. È nato nel 2001 dall'impegno di una singola persona, Vincenzo Passerini, allora consigliere provinciale: viste le lunghe file davanti alla questura, di immigrati che venivano da tutto il Trentino, sotto il sole, sotto la pioggia, sotto la neve, si è messo a richiedere una soluzione umana del problema. Con un gesto semplice che è stato decisivo, si è messo in fila, ha ascoltato le storie di chi era con lui, ha fatto conoscere sui giornali le enormi difficoltà delle persone, ha invitato altri ad affiancarsi a lui e non ha smesso fino a che non è stato creato questo ufficio. Dal 2018 la nuova politica locale ha ridimensionato il ruolo, l'organico, le possibilità del Cinformi, ha distrutto l'accoglienza dei richedenti asilo diffusa in molte località del Trentino, concentrandoli in città. La contemporanea diminuzione dei posti disponibili per l'accoglienza ha peggiorato le loro condizioni di vita, accrescendo e rendendo più rabbiosa la loro delusione. Sono aumentate le persone in strada generando problemi e paure in molti cittadini, nel mentre sono state messe a dura prova le strutture di aiuto per le persone senza tetto, ingolfati i servizi come mense e dormitori. E sempre alla diminuzione dei posti pensa questa politica che contratta la costruzione di un CPR in cambio di una netta riduzione dell'accoglienza. Un Centro Per il Rimpatrio, cioè un luogo di detenzione per motivi amministrativi, non per reati, in cui si può restare rinchiusi per tempi diventati estremamente lunghi, 18 mesi, senza controlli esterni di nessun tipo e per di più senza possibilità reale di servire allo scopo per cui si pretende siano nati, il rimpatrio.

Questo libro agile regala prese di posizione ragionate, molte profonde riflessioni, sulla nostra vita attuale in una piccola bella città e sulle possibilità di renderla migliore. Per tutti. Richiede alla politica con serena fermezza di tornare al modello dell'accoglienza diffusa, di investire in supporto per prevenire i problemi, perchè è questa la vera sicurezza, non più polizia o militari in strada. Se c'è umanità anche i luoghi bui di notte diventano più tranquilli se presidiati da reti di persone. "È come se il ritorno all'umanità togliesse disperazione, illegalità, degrado e potenziale violenza." Il segreto è l'empatia, verso chi arriva e verso chi è preda della paura, che va disinnescata affrontando la realtà con mezzi adeguati, non fomentata volutamente. Le migrazioni non si fermano, nemmeno il pericolo di morire scoraggia le partenze. Mentre una rete di aiuti per chi è in difficoltà ci rende più umani e rende più vivibile il mondo. Una persona che frequenta i corsi d'italiano dei volontari lo dice chiaramente: "Dalle prime volte che ho partecipato alle lezioni mi sono sentita come fossi nel mio paese con la mia famiglia".

Autore della recensione: 
Maria Rosa Mura