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Immigrazione in Italia

Il villaggio di cartone

Regia: 
Ermanno Olmi
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2011
Durata: 
87
Locandina: 
Sinossi: 

Il film di Olmi affronta un tema di grande attualità, quello dell'immigrazione in Italia, rappresentato in uno dei suoi aspetti più drammatici, la clandestinità. Protagonisti sono un gruppo di immigrati africani, uomini, donne e bambini, privi di documenti di soggiorno,alla ricerca di una vita più dignitosa. Trovano rifugio in una chiesa svuotata di tutti i suoi arredi sacri, in cui restano solo le panche. Il vecchio prete sembra non sapersi rassegnare a questa sorte, che verrà, almeno temporaneamente, mutata dall'arrivo di questo gruppo. Il sacerdote vede la sua chiesa riprendere vita ma dall'esterno gli uomini della legge si fanno sempre più minacciosi.
L'uomo di Chiesa senza più una chiesa diviene più forte, più capace di interrogarsi fino a riuscire a comprendere che il bene è più grande della fede ed in nome di questo si oppone alla stupidità della legge e degli uomini che devono farla rispettare. Un film che fa riflettere su temi troppo spesso offuscati da pregiudizi e luoghi comuni

Io sono Li

Regia: 
Andrea Segre
Paese di produzione: 
Italia, Francia
Anno: 
2011
Durata: 
96'
Locandina: 
Sinossi: 

In questo primo avvicinarsi alla fiction Andrea Segre mantiene un tocco delicato da osservatore, parla di sentimenti, ma resta importante il suo sguardo sociale, la sua visione dell'ambiente, l'occhio puntato al paesaggio lagunare veneto. La storia è quella di Shun Li che confeziona quaranta camicie al giorno in un laboratorio tessile della periferia romana e all'improvviso viene trasferita a Chioggia, per lavorare come barista in un’osteria. Il suo sogno è il volto del suo bambino di otto anni che spera di far venire in Italia. Col nuovo lavoro è costretta a imparare l'italiano e comincia a prendere contatto con le persone che giornalmente incontra. In particolare si avvicina a Bepi, un pescatore di origini slave, ma il contesto sociale non accetta ancora che le persone superino confini etnici e culturali. Né la comunità cinese né quella chioggiotta vedono di buon occhio una identità personale indipendente e contaminata.
La storia sembra nascere dalle osservazioni di Segre, legate alla sua sensibilità per le migrazioni e per il suo territorio, il Veneto. Il regista dice infatti di aver notato una barista cinese in una tipica trattoria di pescatori veneti. “Quale genere di rapporti avrebbe potuto instaurare in una regione come la mia, così poco abituata ai cambiamenti? Sono partito da questa domanda per cercare di immaginare la sua vita”.

Guerra o pace. Una giovine Italia.

Regia: 
Alberto Valtellina e Sergio Visinoni
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2009
Locandina: 
Sinossi: 

Ragazzi che lavorano e studiano insieme, che giocano, fanno sport, ridono e parlano insieme. È soprattutto questo loro comunicare festoso e naturale, tra compagni, quello che resta nel ricordo di questo filmato. Al di là delle singole storie, dei propositi, dei discorsi da 'operatore nel sociale'. La telecamera entra anche in quell'area importante di mantenimento della cultura d'origine, dall'apprendimento della lingua al salmodiare del Corano. Una realtà da conoscere per chi non ha tempo di aprire la porta di casa ed andarla direttamente a scoprire. Perché è qui, è la nostra quotidianità e sta anche a noi rendere così festosa questa giovinezza

Stanze

Regia: 
Gianluca e Massimiliano de Serio
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2010
Durata: 
58
Sinossi: 

Alcuni rifugiati somali che nel 2008 hanno occupato l’ex caserma di via Asti interpretano le loro storie di esiliati. Suad Omar ha innescato una vera e propria catena poetica mettendo in versi le storie ascoltate dai protagonisti, ma anche rielaborando materiale d'archivio riguardante i processi contro i membri della Guardia nazionale repubblicana fascista. La catena poetica attraversa il paradosso interno alla caserma, saldando la storia passata del colonialismo a quella contemporanea dell'esilio e della diaspora. Le riprese lunghe, le posture dei protagonisti, la scelta stessa della poesia orale somala (considerata l'espressione politica e culturale più alta) e il progressivo passaggio da spazi luminosi a luoghi d'ombra ben inscena il tema dello sradicamento e della memoria.

La quarta via

Regia: 
Simone Brioni, Ermanno Guida, Graziano Chiscuzzu
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2009
Durata: 
37'
Locandina: 
Sinossi: 

Kaha Mohamed Aden ricostruisce in questa lunga intervista la sua città, Mogadiscio, vista ormai nel ricordo, da lontano, dalla Pavia in cui attualmente abita.
È la bella città bianca affacciata sull'azzurro dell'oceano con la sua via verde, il suo primo nucleo storico, quello islamico, la città aperta all'oriente ed all'Africa che ha alle spalle.
La via nera è quella dell'edilizia fascista portata dal colonialismo italiano e furono in pratica i fascisti, tornati come esperti dei luoghi, ad avviare alla democrazia (!) la Somalia, in un lungo periodo di amministrazione fiduciaria, 1950-1970. Rossa la via del socialismo di Siad Barre, tiranno dapprima illuminato poi sempre più feroce, a cui fa seguito una Somalia ingovernabile, la via grigia, dell'attuale guerra di tutti contro tutti.
La quinta via, quella della speranza, bisogna desiderarla e e costruirla, tuttavia è possibile se in passato in questa città c'è stata vita e convivenza.
Il lavoro è arricchito da immagini d'epoca che si intrecciano a quelle della Pavia di oggi.
Di sicuro interesse la collaborazione musicale di Isacco Chiaf.

La presentazione:
http://www.youtube.com/watch?v=s9vSKtdG25A&feature=related
il trailer:
http://www.youtube.com/watch?v=_nmHWQiLQm8

Aulò

Regia: 
Simone Brioni, Ermanno Guida, Graziano Chiscuzzu
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2011
Durata: 
41'
Locandina: 
Sinossi: 

Scritto da Simone Brioni e Ribka Sibhatu questo documentario è vivace e luminoso, ricco di spunti, estremamente chiaro nei concetti importanti che esprime.
Un giovane gira per le strade di Roma, rendendola protagonista tra racconti ed interviste. Alla fine ci spiegherà che non è “romano da sette generazioni”, ma che con tante altre persone, nate non importa dove, rende viva questa città.
L'altra protagonista che riempie la scena è Ribka Sibhatu. Ci racconta, e ci canta secondo la tradizione eritrea, la sua vicenda personale e la storia congiunta di Italia ed Eritrea, una storia che dovremmo ricordare e condividere, ristudiandola insieme e mettendoci gli uni dal punto di vista degli altri.
Due i sogni principali di Ribka: vedere il riscatto culturale dell'Africa ed essere considerata romana, sentirsi a casa propria a Roma “come quando non va in questura”.
Almeno uno il nostro: sentire tanti esprimersi come la giovane Sara, sicura della propria ricchezza. “Sono romana, francese ed eritrea”.
Le musiche originali sono di Edoardo Chiaf.
Qui il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=2Y4rYLlUEf0&feature=player_embedded

C.A.R.A. Italia

Regia: 
Dagmawi Yimer
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2010
Locandina: 
Sinossi: 

Hassan e Abubaker, ragazzi somali di 20 e 21 anni, sono nati e cresciuti insieme a Mogadiscio durante la guerra civile. La loro amicizia è quasi un destino: compagni di classe alle elementari, si sono ritrovati a Tripoli durante la fuga verso l’Europa e infine nel C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto, un centro di prima accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo a quaranta chilometri da Roma. Attraverso la voce di Hassan, il documentario racconta l’attesa frustrante del riconoscimento dello status di rifugiato nel vuoto del centro e lo smarrimento dopo averlo ottenuto, senza sapere più dove dormire e dove mangiare. Un impietoso sguardo dall’interno sull’accoglienza che il nostro paese riserva a chi è cresciuto nel mito dell’Europa democratica e civile.
http://cara-italia.blogspot.com/p/scheda-tecnica.html
Dagmawi Yimer ha collaborato a "Come un uomo sulla terra" e prodotto nel 2010 "Soltanto il mare", un omaggio all'isola di Lampedusa.

Nìguri

Regia: 
Antonio Martino
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2009
Durata: 
47'
Locandina: 
Sinossi: 

Il regista porta la sua cinepresa a S.Anna, 89 abitanti, frazione di Isola Capo Rizzuto, presso l'aeroporto di Crotone in Calabria. È il centro d'accoglienza più grande d'Europa, con una capienza ufficiale di 1.698 posti, dove le persone dormono tra container e tende. Le tensioni sono nate quando dal campo gli immigrati sono stati autorizzati ad uscire, dalle 8 alle 20, senza peraltro poter fare nulla.
Antonio Martino ascolta con pazienza tutte le opinioni e le registra, guarda gli oggetti quotidiani e gli occhi degli interlocutori. Lo sconcerto e le paure degli abitanti la cui vita è stata stravolta dalla presenza di tanti immigrati, questi ultimi che sprecano la loro esistenza sospesi in un limbo di cui non vedono la fine, gli operatori e i funzionari, gli assistenti che cercano di capire le ragioni degli uni e degli altri, coloro che hanno subito le umiliazioni dell'emigrazione e ricordano che a volte basta un sorriso. E quando la domanda di asilo non viene accolta è il foglio di via e l'inabissamento nella clandestinità in condizioni di vita disumane. O, se viene accolta, la felicità di prendere un treno per Roma o Milano centrale e la speranza di trovare un lavoro.
Si parla di S. Anna, ma in realtà dell'Italia e della sua incapacità di gestire una politica di accoglienza che dia assistenza ed informazioni reali agli abitanti invece di fomentarne le paure e nello stesso tempo affronti l'immigrazione nel rispetto dei diritti umani.

Di Antonio Martino segnaliamo anche:
"Noi siamo l’aria, non la terra", Bielorussia 2004. Documenta le attuali condizioni di vita e le conseguenze subite dalla popolazione che vive nei pressi della centrale nucleare di Chernobyl a diciotto anni di distanza dalla catastrofe.
"Gara de Nord", Romania 2006. Armato di una piccola telecamera palmare più o meno nascosta ed un budget pari a zero, vive con i bambini delle fogne di Bucarest per un mese. Il film riceve molti premi, tra i quali il prestigioso Premio produzione Ilaria Alpi 2007.
"Pancevo_mrtav grad", Serbia 2007. Un reportage girato nella città più inquinata d’Europa: Pancevo, in Serbia, a pochi km da Belgrado. Il video indaga sulle conseguenze del bombardamento del più grande complesso industriale della ex Yugoslavia da parte della Nato.
"Be water, my friend", Uzbekistan 2009, tratta delle assurde condizioni di vita di ex pescatori i quali sono stati privati della cosa per loro più importante: l’acqua dell'ormai scomparso lago di Aral.

Come un uomo sulla terra

Regia: 
Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2008
Locandina: 
Sinossi: 

Dagmawi Yimer è una delle persone che nei nostri telegiornali abbiamo visto arrivare a Lampedusa, ha perfino ritrovato la ripresa del suo sbarco e la sua immagine in mezzo a tante altre.
Nato in Etiopia, cerca di fuggire dalla pesante situazione politica del suo paese e passando per il Sudan si dirige verso la Libia. Qui subisce molte violenze sia da parte dei contrabbandieri sia da parte della polizia libica.
Riuscito ad arrivare in Italia, trova il modo di raccontare questo suo viaggio, grazie ad una associazione di accoglienza e cura, Asinitas Onlus (http://www.asinitas.net) e ad un gruppo di autori video, specializzati in video partecipativo e documentario sociale, ZaLab (www.zalab.org).
Un filo unisce questo film al precedente “A sud di Lampedusa” firmato anch'esso da Andrea Segre: il desiderio di comprendere cosa muove masse di persone verso il Mediterraneo e l'Europa e qual è la realtà dei viaggi compiuti nel deserto per arrivarvi.
Sono 5 anni di interviste e ricerche sul campo, da cui è scaturito il lavoro di Stefano Liberti, un reportage narrativo da poco pubblicato da minimum fax, e che costituisce la base di entrambi i soggetti. "A Sud di Lampedusa" documenta le difficoltà dei viaggi nel deserto tra Sahel e Maghreb e raccoglie le testimonianze dei migranti stagionali arrestati in Libia e abbandonati alla frontiera nigerina.
“Come un uomo sulla terra” ne è in un certo senso la continuazione e testimonia le continue violazioni dei diritti umani in Libia anche da parte delle autorità.
Ne è nata quindi una campagna di informazione ed una petizione per chiedere al parlamento italiano di non firmare il trattato con la Libia prima di avere assicurazioni sul rispetto nel suo territorio dei diritti umani.
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/
La tragedia dei migranti africani ci riguarda da vicino: cosa finanziamo con le nostre tasse? Quale ruolo l'Italia e l'Europa hanno assegnato alla Libia e come lo svolge?
Dice Andrea Segre: “E’ la ricerca di uno spazio di dignità che mi ha mosso a fare questo film. Ma non per i migranti. Per me. Per me come cittadino italiano, come cittadino, come uomo.”

Il film esce con il patrocinio di Amnesty International Sezione italiana ed ha ottenuto il Premio Don Luigi Di Liegro 2008.
Infinito edizioni nel 2009 commercializza il DVD con un libro polifonico a cura di Marco Carsetti e Alessandro Triulzi: le storie narrate e il percorso con cui si è arrivati al film.

I diari dell'Orchestra di Piazza Vittorio: il ritorno di Raul-il ritorno di Hocine

Regia: 
Alessandro Rosetto, Leonardo di Costanzo
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
2007
Durata: 
70
Sinossi: 

Dopo il documentario sull'orchestra multietnica nata a Roma nel quartiere Esquilino (L'orchestra di Piazza Vittorio), i protagonisti della stessa avventura, Agostino Ferrente e Mario Tronco, hanno promosso la realizzazione di ritratti dei singoli musicisti. I primi due sono stati realizzati in Argentina da Alessandro Rossetto e in Tunisia da Leonardo Costanzo.

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