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Film

Benvenuto in San Salvario

Regia: 
Enrico Verra
Paese di produzione: 
Italia
Anno: 
1999
Durata: 
26'
Locandina: 
Sinossi: 

Luca, giovane fotografo non riesce a vivere del suo lavoro. Trasferitosi a san salvario, il quartiere che ospita numerosi immigrati, il suo lavoro prende una nuova dimensione. Il film, tra fiction e realtà, racconta in modo diverso un mondo salito alle cronache solo per i suoi aspetti problematici.

A boy called Mohamed (Un ragazzo di nome Mohamed)

Regia: 
Najwa Najjar
Paese di produzione: 
Palestina
Anno: 
2002
Durata: 
10'
Sinossi: 

Il film fa parte di una raccolta di cinque cortometraggi commissionati dal dipartimento di Modern Media di Al Quds Univesity e sovvenzionati dal Fondo Sociale Europeo. In questo episodio, Najwa Najjar segue il giovane Mohamed attraverso le sue scelte, l'abbandono della scuola ed il "lavoro" come portantino con la carriola attraverso il check point di Kalandia, che separa Israele dai territori palestinesi. Mohamed è poco più di un bambino, ma parla e si comporta come un adulto. Nella sua normalità rientrano tanto i videogames quanto il lancio delle pietre contro i soldati, i giochi con i coetanei come il rapporto con le amiche e le donne filtrato attraverso le parole degli adulti.

L'albero di Antonia

Regia: 
Marleen Gorris
Paese di produzione: 
Olanda/Belgio/Gran Bretagna
Anno: 
1994
Durata: 
102'
Sinossi: 

E' da poco finita la seconda guerra mondiale e Antonia, rimasta vedova, torna con sua figlia Danielle al villaggio in cui è nata, per stabilirsi nella vecchia casa di famiglia e cercare in quel luogo tranquillo di riprendere la sua vita.
Antonia, con l'aiuto di Danielle e di Willem, un uomo del luogo che ha delle disabilità mentali, inizia a coltivare il terreno ereditato, scrutando incuriosita la vita della bizzarra comunità che li circonda.
Diventata adulta Danielle decide di avere una figlia, senza però volere un uomo, contatterà un ragazzo per il concepimento e da quell'unione nascerà Thérèse, la terza generazione di questa famiglia tutta al femminile. Thérese sarà una bambina prodigio, esperta di matematiche e di formule astronomiche. Una volta adulta Thérèse genererà Sarah, ritratto vivente della bisnonna.
Ormai anziana Antonia una mattina si sveglia con la sensazione che quello sarebbe stato l'ultimo giorno della sua vita. Serenamente lo comunica a tutta la famiglia e agli amici e muore così circondata dai suoi affetti e tra i ricordi della sua esistenza felice: gli amori, la religione, il lavoro, il sesso, ma anche l'odio, la guerra e la vendetta.
Una visione surreale della morte, così come è surreale la vita di Antonia che Marleen Gorris ci ha regalato: una vita in cui a detenere il potere e a guidare le regole del gioco sono in tutto e per tutto le donne.

Osama

Regia: 
Siddik Barmak
Paese di produzione: 
Afghanistan/Giappone/Irlanda
Anno: 
2002
Durata: 
82'
Sinossi: 

Kabul, l'Afghanistan è in ginocchio dopo ventitré anni di guerra nella quale l'Occidente ha avuto grandi responsabilità. I Talebani mantengono il loro potere e le donne sono sottoposte a leggi crudeli: non possono lasciare scoperto anche un solo lembo del loro corpo e soprattutto non possono lavorare o uscire di casa se non in presenza di un uomo della famiglia. Le vedove prive di figli o parenti stretti maschi quindi possono fare meno di niente e sono ridotte alla fame. Chi disubbidisce alle regole subisce pene severissime, in genere la morte per lapidazione.
E’ in questo mondo pieno di dolore che si inscrive la storia di Maria, una dodicenne orfana di padre, costretta dalla madre e dalla nonna a travestirsi da bambino, da maschio, per poter lavorare e portare a casa il pane. Maria diventa Osama e trova lavoro presso il negozio di un vecchio amico di suo padre, morto durante la guerra.
Durante una preghiera a cui Osama è costretta ad andare come tutti i maschi, qualcuno sospetta di lei, per i suoi modi incerti durante il rito. Scoperto l’inganno, i Talebani decidono di commutare la pena dandola in sposa al vecchio mullah della moschea.
È la storia amara e tragica del periodo più orrendo dell'Afghanistan, quello in cui nessuno aveva il diritto di decidere qualcosa. Così il regista afgano Siddik Barmak definisce Osama, il suo primo lungometraggio.

Il colore viola

Regia: 
Steven Spielberg
Paese di produzione: 
USA
Anno: 
1984
Durata: 
152'
Sinossi: 

Il colore viola è ambientato nello stato della Georgia agli inizi del XX° secolo, quando non era certo facile essere delle persone 'di colore' e per di più donne.
Celie è poco più che adolescente quando in seguito alle violenze del presunto padre mette al mondo due figli, che però ben presto le vengono sottratti. Viene quindi ceduta in sposa ad Albert, un vedovo, anche lui di colore, che si porta in dote ben quattro bambini. L'uomo si rivela essere fin dal principio un uomo violento e sfruttatore e tratta Celie come una schiava.
Chiusa in questa trappola dalla quale non riesce a fuggire a Celie non resta che l'affetto per Nettie, la sorella minore, che un giorno si presenta a casa sua e inizia a vivere con loro.
Per Celie la presenza di Nattie è una benedizione, ma solo fino a quando suo marito non inizia a molestarla. Vedendosi respinto dalla cognata, però, Albert un giorno si infuria e dopo poco caccia Nattie di casa. Narttie, tra le lacrime, promette a Celie di scriverle delle lettere per restarle in qualche modo vicina.
La perversità dell'uomo non sembra avere limiti e arriva al punto di nascondere le missive spedite per anni da Nettie ad una Celie, che continua a condurre una misera esistenza.
Quando Albert un giorno torna a casa con una nuova amante, una cantante blues di colore di nome Shug Avery, questa diventa amica di Celie e rappresenta un nuovo punto di riferimento per la protagonista. Alla fine con molta pazienza la donna troverà dentro di sé la forza di reagire, andare avanti e dare, malgrado tutto, una svolta positiva alla sua vita.

Pomodori verdi fritti (alla fermata del treno)

Regia: 
Jon Avnet
Paese di produzione: 
USA
Anno: 
1990
Durata: 
130'
Sinossi: 

Quella di Pomodori verdi fritti, tratta dall'omonimo romanzo di Fanny Flag, è la storia di Evelyn, una casalinga con un matrimonio oramai governato dalla noia e dall'indifferenza, che incontra in una casa di riposo un'anziana signora, Ninny. Questa, per la voglia di chiacchierare con qualcuno, inizia a raccontare proprio a lei la storia di Idgie Threadgoog, una giovane donna dell'Alabama razzista degli anni '20, e della grande amicizia che l'ha legata per tutta la vita a Rut Jameson.
Idgie, dopo la morte del fratello, avvenuta quando lei era ancora bambina, ha deciso di vivere una vita da ribelle, ai margini della società dei bianchi.
Ruth, invece, figlia di amici di lunga data della famiglia Threadgoode, ha avuto un'adolescenza più tranquilla e come le brave ragazze dell'epoca, si è sposata ed ha un bambino. La sua vita matrimoniale ben presto però le crea dei problemi e dopo che il marito la picchia, per l'ennesima volta, lei decide di lasciarlo e di raggiungere la grande casa dei Threadgoode, accanto alla quale alla fermata del treno aprirà con Idgie il Whistle Stop Cafè.
A questa storia di amicizia si interseca un giallo: è stato ucciso un uomo bianco, ma chi è stato? Il Ku klux Klan entra in scena in questa cittadina dell'Alabama e si teme per la vita del personale di colore del Cafè.
Ninny, ripercorrendo con minuziosa precisione la storia di questo forte legame fra le due donne, darà ad Evelyn la forza e la determinazione di analizzare la propria vita e di trovare il coraggio per cambiarla.

Arrivederci ragazzi

Regia: 
Louis Malle
Paese di produzione: 
Francia
Anno: 
1986
Durata: 
103'
Sinossi: 

In Francia, nel collegio di gesuiti di Fontainebleau, per lo più frequentato da figli di famiglie benestanti, Julien, undici anni, fa amicizia con Bonnet, un ragazzo ebreo poco più grande di lui, iscritto alla scuola sotto falso nome perché è il 1944 e la Francia è occupata dai nazisti.
Tra Bonnet e Julien si stabilisce un delicato rapporto di amicizia: il primo insegna all'altro trucchi nei giochi e lo inserisce a pieno titolo nel gruppo dei compagni; il secondo, più dotato ed intelligente, gli mostra come sia facile suonare il piano e gli presta dei libri interessanti.
Intanto la vita al collegio scorre normalmente: si proiettano film divertenti, si va a fare la doccia ai bagni municipali. I ragazzi si fanno dispetti, nutrono antipatie più o meno evidenti, avvertono i primi turbamenti della pubertà. Gli insegnanti cercano di essere abbastanza comprensivi e fanno del loro meglio per educare cristianamente gli studenti.
L'amicizia tra Bonnet e Julien, così come la tranquillità forse solo apparente del collegio, verrà però stroncata dalla denuncia di un compagno, che, punito per aver praticato il mercato nero, decide di vendicarsi in questo modo del rettore, pur sapendo di coinvolgere così anche gli altri collegiali. La Gestapo arresterà il direttore della scuola, padre Jean, e tutti i ragazzi ebrei che vi sono nascosti.

Un'anima divisa in due

Regia: 
Silvio Soldini
Paese di produzione: 
Francia/Italia/Svizzera
Anno: 
1992
Durata: 
124'
Sinossi: 

Pietro è un uomo solo e insoddisfatto. Ha trentasette anni, vive a Milano e lavora come addetto alla sicurezza in un noto magazzino del centro. Ha un figlio di cinque anni che può vedere solo il fine settimana da quando si è separato da sua moglie.
Pabe è un'affascinante ragazza zingara che ogni giorno percorre in lungo e in largo le strade di Milano.
Un giorno, nel negozio in cui lavora, Pietro sorprende Pabe a rubare e sarà quella l'occasione del loro primo incontro.
Il loro sarà un amore intenso ma, costantemente, su piani culturali difficilmente conciliabili.
Insieme con Pabe, Pietro concepisce la fuga, rito matrimoniale che caratterizza il popolo dei rom. Viaggiano verso il sud dell'Italia, lungo la costa adriatica fino a fermarsi in un piccolo paese dove per loro inizia una nuova vita, totalmente da reinventare. Pabe, in particolare, dovrà lentamente adattarsi, cambiare aspetto, abbigliamento, accettare un lavoro in fabbrica, claustrofobico per lei abituata a trascorrere il tempo all'aria aperta.
Un grande amore, diverso però, diverso da quello della maggior parte delle coppie, perché le differenze culturali, riscoperte giorno dopo giorno fin nei più piccoli gesti quotidiani, pesano come macigni su questa relazione, tanto da essere più forti dell'amore.

Fa' la cosa giusta

Regia: 
Spike Lee
Paese di produzione: 
USA
Anno: 
1988
Durata: 
120'
Sinossi: 

Bedford Stuyvesant, Brooklyn, New York. Una giornata di caldo torrido inizia con il solito bighellonare nella pizzeria di Sal, un italo-americano che la gestisce aiutato dai figli Vito e Pino e da Mookie (lo stesso Spike Lee), un afro-americano addetto alle consegne a domicilio.
Le solite facce bevono birra e perdono tempo, fino a quando un certo Buggin Out, attaccabrighe di professione, frequentatore del locale, provoca Sal accusandolo di non voler appendere nella sua pizzeria ritratti di artisti di colore, ma solo di italo-americani famosi, da Sinatra a Stallone.
La disputa supera i limiti del battibecco e sfocia in violenza incontrollabile fino all'arrivo della polizia. Nel tumulto generale Raheem rimarrà ucciso da un agente e il locale di Sal verrà svaligiato, dato alle fiamme e praticamente distrutto dagli abitanti del quartiere che lo avevano frequentato fino alla sera prima.
All'alba, il film dura l'arco di un giorno, neri, italiani, portoricani e coreani dovranno pur continuare a convivere, ma la vita non sarà più la stessa.

Kolya

Regia: 
Jan Sverak
Paese di produzione: 
Rep. Ceca
Anno: 
1995
Durata: 
105'
Sinossi: 

Il film Kolya è ambientato a Praga nel 1988, in un periodo quindi precedente il crollo del comunismo.
Louka è un violoncellista di mezza età, cacciato a suo tempo dall'Orchestra Filarmonica Ceca, presumibilmente (si intuisce soltanto) a causa di una divergenza con qualche funzionario di partito e ora è ridotto a suonare ai funerali per sopravvivere. Oltre alla passione per la musica Louka coltiva puntualmente quella per le donne e non manca di sedurre le varie studentesse che frequentano le sue lezioni di violoncello.
La vita non è molto facile per Louka che si trova costantemente in ristrettezze economiche. Dopo alcuni tentennamenti accetta quindi di sposare per denaro una donna russa, madre di Kolya, per permetterle di acquisire la cittadinanza ceca. Una volta ottenuti i documenti però Klara emigra in Germania ovest dal suo amante, lasciando il bambino, che ha soli cinque anni, a Praga con la nonna che poco tempo dopo muore.
In seguito alla morte della nonna, Louka, a questo punto parente più prossimo di Kolya, si vede depositare a casa il piccolo.
Il rapporto tra i due inizia sulla base della diffidenza reciproca: Louka parla solo ceco e Kolya soltanto russo. Anche i cuori più duri però con il tempo si inteneriscono e scatta l'affetto tra quest'uomo che non ha mai avuto o desiderato un figlio e un bambino solo, ancora molto piccolo, lontano dalla madre e da qualsiasi altra persona conosciuta.
In un momento storico significativo per il popolo ceco il rapporto tra i due è reso ancora più interessante dal fatto che, dei due, il più forte appartiene al popolo più debole, oppresso, mentre il piccolo Kolya al popolo degli invasori, ed è assolutamente divertente vedere il piccolo compiacersi nel sentire i soldati russi invasori che parlano la sua lingua madre.
Si può imparare ad amarsi anche quando si è molto diversi: è questo il messaggio del film di Sverak; per dialogare non occorre parlare la stessa lingua, basta prendersi per mano.

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