Dalla Puglia al Piemonte, passando per la Lucania, il Lazio e la Campania, i braccianti immigrati sono sempre più spesso vittime di un caporalato feroce, che li rinchiude in veri e propri “ghetti a pagamento”, in cui tutto ha un prezzo e niente è dato per scontato, nemmeno un medico in caso di bisogno.
Sebbene non si tratti di un romanzo, ma di una sorta di reportage giornalistico che racconta, senza ovviamente l'ambizione di esaurirla, l'esperienza di migrazione cinese in Europa e in particolare in Italia, il libro risulta di lettura godibile quale quella di un romanzo. Il taglio personale, in cui la giornalista racconta la sua esperienza sul campo, a contatto con i migranti cinesi a cui dà voce, rende in tal senso questo volume un oggetto ibrido al confine tra fiction e saggio.
Youssef e Maryam sono amici da sempre. Ma l'arrivo della guerra li separa: Maryam deve partire con la mamma, su un barcone. Da quel giorno, Youssef disegna una caravella sul muro della sua casa. E' la nave delle scoperte che, spera, lo condurrà a ritrovare Maryam. Anche se la caravella crollerà, insieme alla sua casa, sotto le bombe, il sogno di Youssef troverà il modo di avverarsi. Qui il booktrailer
Uscito in anteprima in edicola il 16 dicembre 2015, con il quotidiano “Il Manifesto“, che ha pubblicato gran parte delle vignette contenute nel libro, il testo di Mauro Biani nasce con un progetto di crowfunding e ripercorre con uno sguardo complessivo le vicende dei viaggi verso l'Europa, e ne rende ancora più esplicito il dramma.
L’educazione alimentare in tutte le famiglie del mondo è da sempre affidata alle donne, che ne tramandano conoscenza e tradizioni. Da qui parte un nuovo viaggio tra le antologie del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre” interamente dedicato al cibo, alla sua produzione e distribuzione, al valore che esso ricopre nella vita delle donne, e delle donne migranti, in maniera particolare. La donna nutre e fa cultura, tramanda ricette ed esperienza, attraverso il cibo si prende cura ed entra in relazione con gli altri e le altre, unisce distanze e crea legami.
Questo libro riassume "alcune cose che abbiamo capito" durante i due anni di accoglienza di profughi da parte della Caritas di Udine, in occasione della cosiddetta "emergenza Nord Africa" del 2011.
Il romanzo si apre con la descrizione di un momento critico per la terra mitica Jolof, poiché la siccità avanza. Poco più che ragazzino, Amed si vede affidare una missione importante: dovrà partire per l’Occidente alla ricerca del tamburo magico, capace di invocare la pioggia e interrompere l’arsura. Egli tuttavia non è il primo a partire ed altri lo hanno preceduto, di cui però si son perse le tracce.
Il romanzo si sviluppa attorno al viaggio in Europa, tra Francia e Italia,a cavallo tra l'ironia e il dramma di chi cerca in occidente migliori condizioni di vita.
Un piccolo libro che a partire dalla viva voce dell'autore nonché protagonista della vicenda racconta lo sfruttamento dei lavoratori africani nelle campagne del sud d'Italia, in partcolare nella raccolta di pomodori. Sagnet dimostra una forza di volontà e un coraggio come pochi nel denunciare le condizioni disumane, farsi promotore delle istanze di rivendicazione dei diritti, cercando di superare i sospetti e gli scontri interni, oltre che esterni con i caporali, per poi intraprendere alla fine la carriera di sindacalista.
"Ultimi a nascere, le nostre madri hanno covato noi mentre i clan covavano la guerra, nostra sorella maggiore, come ci hanno sempre detto mamma e papà. Una sorella cattiva, ma pur sempre qualcuno che ti conosce alla perfezione, che sa benissimo quanto è facile farti felice o triste" (p. 11).
Nel tempo delle migrazioni senza volto e senza nome, un libro che vuole dare contorni definiti a persone la cui storia, altrimenti, sarebbe niente altro che un grigio transito nelle notizie di tutti i giorni. La crisi libica è stata, per la Caritas di Vittorio Veneto, occasione per l’accoglienza di un centinaio di persone: uomini, donne, bambini. Da questa esperienza di incontro è nata la necessità di non perdere la storia di chi, in qualche modo, ha cambiato le nostre vite.