È nato nel 1982 Gabriele Del Grande: un giovane bamboccione? No, passa il tempo a cercare notizie, a verificarle, a scriverle, sui giornali, sul suo blog, http://fortresseurope.blogspot.com, divenuto ormai un punto di riferimento importante, le pubblica in testi molto presentati e letti. È il caso di questo suo ultimo libro, frutto di tre anni di inchieste. Si tratta di fatti che conosciamo dalla cronaca, grazie proprio al suo impegno di giornalista, non sempre messi dai media nella dovuta evidenza.
Si tratta di vicende raccolte a cura del Centro Astalli in una serie di colloqui tra gli interessati e gli operatori del Centro. La colombiana minacciata dai guerriglieri che scappa lasciando la figlia, l'algerino che scrive al famoso cantante ucciso, il curdo fuggito dalla Turchia e quello scappato dall'Iraq, l'armena e il sudanese, il mauritano a cui 14 anni di schiavitù hanno congelato la vita.
Questa pubblicazione, una edizione fuori commercio che si può richiedere all'editore, raccoglie testi selezionati da una raccolta più ampia consultabile in www.eksetra.net, Laboratorio di scrittura creativa interculturale 2009, racconti.
I capitoli di questo libro hanno tutti il nome di persone e di persone racconta il testo, molte, puntigliosamente elencate nelle pagine iniziali come fossero personaggi di un pezzo teatrale. Ma teatro non è: è la vita italiana contemporanea. Se aprite un giornale ci troverete tutti gli elementi di questo libro, ma qui non ci sono fatti di cronaca, ci sono persone e ferite nella carne viva. Non le persone che abitualmente i pezzi di cronaca definiscono in base alla loro appartenenza 'etnica', non 'buoni' e 'cattivi', ma uomini e donne con un nome proprio, propri pensieri e sentimenti.
Michele Capriati è un architetto di mezza età, con uno studio professionale ben avviato, un matrimonio finito alle spalle, una nuova compagna, due figli ormai grandi e una passione per la viticoltura che lo porta sempre più spesso ad affiancare il fedele fattore nella cura dei terreni ereditati dal padre. Una sera, guidando sotto un forte temporale, Michele investe e uccide un giovane uomo, uno straniero dalla pelle scura.
Il testo curato da Manuela Foschi raccoglie 14 interviste a persone immigrati in Italia che hanno vissuto, o stanno vivendo, l’esperienza lavorativa da venditore ambulante, i cosiddetti “vucumprà”.
Ma non sta tanto nella comunanza dell’esperienza lavorativa l’elemento centrale del testo, quanto nella prospettiva che attraversa le voci raccolte.
Un’intervista è senza dubbio uno degli strumenti migliori per permettere alle persone, in tal caso apperteneti ad una categoria più a rischio di altre di emarginazione e silenzio, di prendersi voce e raccontarsi in prima persona.
L'associazione Fabio Sormanni con la redazione della rivista on line El Ghibli, a scopo benefico, ha realizzato questa raccolta curata da Raffaele Taddeo e Paola Gavagna di racconti di scrittori immigrati (più due italiani). Si tratta di nomi ormai noti: Christiana de Caldas Brito, Helena Paraskeva, Uyousef Wakkas, Gianguido Palumbo, Laila Wadia, Artur Spanjolli, Tahar Lamri, Randa Ghazy, Paolo Gavagna, Mihai Mircea Butcovan.
Il piccolo libro racconta un fatto accaduto, ma senza riferimenti personali. Questo spiace al protagonista che sperava con il suo diario, faticosamente scritto in italiano, di poter far sentire la sua voce, di discolparsi, dopo che tutti avevano con estrema facilità, potuto dire la loro. I redattori di Terre di mezzo decidono di non mettere indicazioni biografiche precise perchè un fatto simile può, purtroppo, sempre accadere, è paradigmatico della situazione di un immigrato in Italia.
Le storie presenti in questo libro sono tutte vere. Non c'è gran merito nell'averle trovate, basta saper guardare nelle nostre città, nei nostri sgabuzzini, nelle nostre stesse case. L'immigrazione non è un fenomeno transitorio, è strutturale. Molti italiani non si accorgono di parlarne storcendo un po' il naso, come davanti alla scena di un film che ci infastidisce, pensando che basti uscire dal cinema per non guardarla più.
Un libro di narrativa porta sempre con più o meno efficacia in altri luoghi ed in altre dimensioni. Quando viene scritto assumendo come punto di vista quello di un bambino l'effetto di 'straniamento - dépaysement - Entfernung' ne risulta decuplicato e si intreccia con ricordi emozioni pensieri dimenticati del lettore.