Si tratta di racconti di scrittori, immigrati o figli di immigrati, che sono ormai molto noti per altre loro pubblicazioni e per l'intensa attività che conducono come testimoni di una Italia interculturale che si va costruendo. Vi si aggiunge uno scritto di Carmine Abate per la sua posizione di 'frontiera' tra antica immigrazione albanese, arberësh, e recente emigrazione italiana, oltre al racconto per immagini di Mario Dondero sulla emigrazione italiana sia verso l'estero sia quella del dopoguerra dal Sud al Nord del paese.
Due voci si alternano di capitolo in capitolo: una maschile, l’altra femminile; una siciliana, l’altra egiziana; una più pragmatica e compatta, l’altra più sfaccettata, ironica, a volte sarcastica. La voce narrante si biforca in due diverse sensibilità (maschile e femminile) e due diverse culture (italiana ed egiziana), che osservano il mondo da angolazioni diverse pur in presenza di pensieri, argomenti, fatti comuni.
Dopo meno di un anno dalla pubblicazione del suo ultimo romanzo, Divorzio all’islamica a Viale Marconi, Amara Lakhous torna in libreria con un Un pirata piccolo piccolo (Roma, e/o, 2011, traduzione dall’arabo e postfazione di Francesco Leggio; introduzione dell’Autore). Il romanzo è infatti la riedizione di Le cimici e il pirata (Roma, Arlem, 1999, traduzione di Francesco Leggio), scritto da Lakhous in arabo nel 1993 ma stampato per la prima volta in Italia ben sei anni dopo.
Si tratta di una raccolta di racconti, brevi storie legate a situazioni reali, che con semplicità e concretezza affrontano il tema dell'esilio, dell'altrove, dell'identità, della migrazione.
La paura di un bambino che entra in una classe per la prima volta, non sa la lingua, ha paura di non capire, è nuovo, ha paura di non essere accettato. Il dolore di non avere nessuno che giochi con lui, che gli voglia bene, il dolore di un paese lontano dalla natura, spesso più bella, in cui era, spesso, più libero di giocare, in cui ha lasciato parenti ed amici che gli volevano bene. Il senso di ingiustizia perchè lui non ha scelto di affrontare queste difficoltà, ma ha subìto le decisioni degli adulti. Il senso di ingiustizia per le parole e le azioni che lo feriscono.
Feven Abreha Tekle con Raffaele Masto: come per Safiya lo scrittore non mette per primo il suo nome a sottolineare che si fa mezzo per far conoscere la storia di una persona.
Da cosa fuggono gran parte degli stranieri che arrivano in Italia dall’Africa?
Da cosa è fuggita Feven la protagonista del libro?
La storia di Feven, è una delle tante vicende di immigrazione che non vengono mai alla luce.
Curato da Francesca Spinelli, quasi fosse un'edizione moderna del “Viaggio in Italia” di Montesquieu, il libro presenta alcuni brevi testi di giornalisti di origine straniera che vivono in Italia e che parlano di questa loro nazione partendo da punti di vista diversi dal consueto.
"Non ho nessuna difficoltà a confessare che provengo da una famiglia di uomini calvi e onesti, che hanno sempre cercato, nel bene o nel male, ma sempre con audacia e coraggio, di sistemare la propria persona con dignità ed eleganza, nell’intento di porre rimedio a una semplice alopecia androgenetica. Niente di che, tutti gli uomini di questo mondo portano un pelato nascosto dentro di sé. Bisogna prendersi le proprie responsabilità, ogni calvo sa di che cosa sto parlando.
Tre racconti recita il titolo: ma, in questo piccolo volumetto di appena 88 pagine e formato atipico (rettangolare ma tendente al quadrato, 12x14,5 cm), le storie che si narrano sono molte, molte più di tre.Voci diverse si alternano e si incastrano, tra dialoghi serrati, racconti nel racconto e finali aperti (Il rapimento), ricordi che si intrecciano a esistenze straniate, (I quattro agosti della Signora Agostina B.), incontri che incrociano passato e presente (Sembra tutto O.K.).
I buchi neri di Sarajevo è la prima raccolta di racconti che Stanišić pubblica in Italia, pochi mesi dopo aver passato il confine dalla Slovenia, quasi un anno dopo la fuga dalla Bosnia allo scoppio del conflitto con la Serbia.